Le prime parole di Patrick Nanut in maglia Calligaris Corno di Rosazzo
Venerdì 30 Luglio 2010 08:34

«La mia è una pura scelta di vita. Ho 32 anni e già da qualche tempo stavo maturando l’ipotesi di tornare a casa per crearmi una base per il futuro. Vivendo a Gorizia, Corno è la soluzione migliore. Non sono più il Nanut di tre anni fa, ma ho comunque ancora molto da dare». Così Patrick Nanut alle sue prime parole in maglia Calligaris. «Il basket è pure divertimento - dice Nanut - e nelle ultime due stagioni non mi sono divertito. Il campionato di A dilettanti è mutato nel tempo, il livello s’è abbassato, anche a causa della crisi economica. Sarei rimasto in A dilettanti solo se mi avesse chiamato una società con l’obiettivo della promozione, non per vivacchiare a metà classifica. Sono ambizioso e la Calligaris, che è una società sana, pure. Scendo di categoria, ma è la cosa migliore. Potremo disputare un bel campionato».

Ritroverai coach Zuppi dopo che vi siete conosciuti, a Cividale, nella lontana stagione 1995/1996.

«So chi è e com’è, mi piace. Non lo nascondo che se arrivo a Corno è anche per lui. Icio è una persona diretta, schietta, vediamo il basket nella stessa maniera e sa gestire bene il gruppo. A Cividale ero piccolo e alla prima esperienza seniores di un certo livello. Mi ha fatto giocare senza problemi e mi ha insegnato molto».

Chi conosci dei tuoi nuovi compagni?

«Praticamente tutti. Un esempio: per 7 anni ho giocato contro Marco Diviach e finalmente saremo entrambi dalla stessa parte perché in attacco farò anche il suo lavoro così in difesa lui difenderà pure per me… Scherzi a parte sta nascendo una Calligaris fatta di giocatori intercambiabili».

Una prima idea delle prossime avversarie?

«Conosco Ravenna e il suo coach Ciocca con cui ho trascorso ottime stagioni a Treviglio. Sono al momento la squadra più forte sulla carta».

Un messaggio ai tuoi nuovi tifosi?

«Di sicuro partiremo con aspettative superiori rispetto alla scorsa annata e sono certo che ci divertiremo di più. Spero di poter offrire, assieme ai miei compagni, belle partite di basket. E si sa che più vinci più gente accorre in palestra».

Sarai il leader designato?

«Esserlo è una mia prerogativa e credo di poterlo fare. Ma prima di tutto metterò la mia esperienza a disposizione dell’allenatore e dei miei nuovi compagni più giovani dando loro sicurezza e coraggio».

 

Ufficio Stampa

 

Ricerca